La festa del Papà come viene celebrata a Rimini

La festa del Papà come viene celebrata a Rimini

Quest’anno come l’anno precedente sarà una festa diversa da come la si ricordi.
I motivi ben noti di carattere globale impediscono le celebrazioni in presenza.
Vogliamo comunque indagarne le origini e la sua storia, nella speranza di poter celebrarla al più presto insieme alla nostra amata comunità.

Cenni storici, l'origine delle antiche celebrazioni

Oggi Venerdì 19 marzo si celebra la Festa del Papà, nel giorno delle celebrazioni di San Giuseppe “il padre di tutti i padri”. La delibera di accomunare San Giuseppe a tutti i padri giunse nel 1871, quando la Chiesa Cattolica proclamo il falegname come il protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa universale.
Secondo la credenza il 19 marzo ricorre la morte del padre putativo di Gesù Cristo.

Giuseppe era lo sposo di Maria e il padre adottivo di Gesù.

Gerrit Van Honthorst - "Infanzia di Cristo " - Olio su tela, 1626

Fu un padre adottivo di gran cuore, un grande esempio di amore verso suo figlio, ed è per questo motivo che in questo medesimo giorno ricorrono anche le celebrazioni della festa del papà.
San Giuseppe secondo i vangeli fu una persona giusta e umile che si mette al servizio della sua famiglia con amore e dedizione; infatti quando scopri che Maria aspettava un bambino decise di non ripudiarla.
In seguito alla nascita di Gesù un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe dicendogli che doveva portare in salvo Maria e Gesù. Doveva cosi sfuggire ad Erode e portarli in salvo in Egitto.

La festa di San Giuseppe in Romagna, l'accensione dei Falò, l'addio all'inverno

Una delle tradizioni più popolari e celebri che occorrono durante la sera del 18 marzo è la fogheraccia, detta anche focheraccia o focarina.
È un appuntamento annuale che si è mantenuto negli anni ed è un usanza aspettata dai bambini cosi come dai grandi.
E’ una celebrazione di origine pagana derivata dal folclore romagnolo.
In ogni comune o frazione della provincia si animano e si accendono questi caratteristici grandi fuochi.
Queste celebrazioni simboleggiano il termine dell’inverno e la conseguente fine del freddo e si abbraccia la nuova stagione.

La focheraccia al Porto di Rimini nel 2017


Il fuoco che brucia il passato e abbraccia la primavera che avanza 

Il fuoco simboleggia la scomparsa del passato, l’addio al vecchio ed è un invito al nuovo che avanza.
Lasciarsi l’inverno alle spalle e gioire per la primavera che è alle porte.
Un antichissimo rito, un evento propiziatore che ricade durante l’equinozio, una serata in cui i falò illuminano i cieli di tutta la Romagna.
Il gesto di accendere un grande fuoco in maniera rituale simboleggiava risvegliare la natura, il fuoco creato dagli uomini doveva servire da alleato al grande fuoco del sole.
Come a innescarlo dopo il letargo dei mesi invernali.

Fino a qualche anno fa i più piccoli radunavano tutto quello che non era più necessario o non era più utile, al fine di alimentare il falò e sbarazzarsi del vecchio.
Un tempo veniva vista come una sorta di sfida tra contrade e quartieri, a chi riuscisse a crearla più alta e imponente.
A partire dal pomeriggio tantissimi falò si accendono, una magia che fin da bambini si impara a conoscere e amare se si è nati in Romagna.
Il forte odore del fumo penetra ogni cosa e ogni luogo ripercorrendo le atmosfere dell’infanzia, e di una comunità coesa intorno a un unico grande falò.
Un tempo la vita contadina veniva scandita dal calendario naturale, questa convivialità, questa condivisione di cibo e compagnia, sono un tuffo nel passato anche per chi non ha mai avuto modo di viverle in prima persona.

Tradizioni che si mischiano, tra riti pagani e cattolici 

In talune zone del Montefeltro il rituale simbolico della fogheraccia si mescolava con quello detto della "Segavecchia" o semplicemente Vecchia.
Oltre che il canonico rito propiziatorio di cui abbiamo parlato poco fa, bruciare vecchie streghe simboleggiava l’allontanamento delle anime che ancora non avevano trovato pace e un auspicio di rapido ritorno alla nuova normalità.

Una delle scene iniziali del Film Amarcord 

Per gli amanti del cinema alcuni di voi ricorderanno che nelle scene iniziali del celeberrimo film Amarcord di Federico Fellini si vede chiaramente bruciare un fantoccio appunto la sega vecchia, il fantoccio che simboleggia l’inverno.