Azienda L’Oro del Daino, il miele biologico della provincia di Rimini

Azienda L’Oro del Daino, il miele biologico della provincia di Rimini

Il miele è uno dei prodotti tipici della provincia di Rimini, un territorio abbracciato dal mare e dagli Appennini, fertile e ricco di varietà botaniche. Dalla robinia (o acacia) al tiglio, dal girasole al coriandolo, solo per fare alcuni esempi. La primavera, in queste zone, è un’esplosione di fiori e colori ed è qui, a Mondaino, la punta più meridionale della provincia di Rimini, che è nata l’azienda biologica L’Oro del Daino, partner di Gusto Rimini.

L’azienda biologica L’Oro del Daino non solo produce miele biologico di qualità, ma ha anche un forte legame con il territorio, ben visibile fin dal logo con protagonista il daino, simbolo di Mondaino, e racconta una storia di grande passione. Tutti ingredienti che fanno parte del dna di Gusto Rimini, il portale che valorizza le eccellenze del riminese.

Dietro a tutto questo c’è Mirko e la moglie Cristina che ha risposto alle nostre domande.

Miele biologico dal 2006

L’azienda biologica L’Oro del Daino nasce nel 2006 dalla passione di Mirko che, dopo un passato nell’azienda agricola di famiglia specializzata nella produzione di cereali e farine, si è pian piano innamorato del mondo dell’apicoltura e ha poi trasmesso la passione a Cristina, sua moglie.

Sono partiti da zero, puntando però fin da subito sul biologico. Non hanno quindi mai usato antibiotici, additivi chimici o di sintesi oppure conservanti. Perché per loro il rispetto della natura, delle piccole “operaie” e di chi andrà a gustare il loro miele è fondamentale. Del resto, noi romagnoli siamo così: ci piace essere accoglienti e prenderci cura dell’altro.

Come è nata la vostra passione per il miele?

Tutto è nato da mio marito. I suoi genitori avevano un’azienda agricola e pian piano ha iniziato ad appassionarsi a questo mondo, più semplice e allo stesso tempo più complesso di quello agricolo. Ha mantenuto, per un certo periodo, le due attività ma alla fine ha prevalso l'amore per le api. Nel frattempo mi sono inserita anch’io, affezionandomi a questa realtà. Cos, oggi Mirko gestisce gli alveari mentre io mi occupo della parte del laboratorio e della selezione del miele.

È quindi una passione contagiosa…

Le api sono magiche ed è facile innamorarsi di questo mondo che è fatto di attese, di tempi che non sono i tuoi, di un modo di lavorare diverso dall’agricoltura. Non è un caso che gli apicoltori chiamino l’alveare “famiglia” e creino con loro un rapporto molto particolare, prendersene cura come se fossero membri della famiglia.

Anche tu, nel tuo lavoro, riesci a sentire questo speciale legame?

Assolutamente sì. Ogni volta che devo separare le produzioni mi meraviglio nel pensare a quanto lavoro c’è dietro un vasetto di miele. Pensate a quante migliaia di fiori vengono visitati per arrivare a quel prodotto! E negli anni nutro un rispetto sempre più grande per questo instancabile lavoro.

E poi mi affascina il senso di comunità delle api e la loro organizzazione.

Quali sono le difficoltà del vostro mestiere?

Il miele è il prodotto finale di un percorso che ha tanto da raccontare e su cui c’è tanto da lavorare perché l’apicoltore deve prendersi cura dell’alveare, mantenerne l’equilibrio e assicurarne la sopravvivenza, anche se un anno la fioritura non è sufficiente o non ci sono le condizioni necessarie per produrre il miele. Ecco perché in certi anni tutti noi vediamo i fiori d’acacia in primavera ma il miele d’acacia è poco e costoso. Non basta che ci sia una bella fioritura, ma deve verificarsi anche la situazione giusta, perché, per esempio, a seconda della temperatura e dell’umidità il nettare può essere più o meno raccoglibile. E non dimentichiamo che la produzione nettarifera delle piante non è sempre la stessa. C’è quindi una forte interconnessione tra il lavoro delle api e l’ambiente che le circonda, il clima, la disponibilità di un determinato tipo di pianta. Compito dell’apicoltore, per sostenere le sue amiche operaie ma anche per diversificare la produzione, è spostare le api lì dove ci sono le fioriture, i cosiddetti pascoli. I nostri apiari, per esempio, sono vicini alla nostra azienda, a Mondaino, ma a fine giugno dobbiamo spostarli perché non c’è abbastanza raccolto. Li portiamo nelle zone limitrofe, sino al mare. Solo per produrre il miele di castagno facciamo un viaggio più lungo, arrivando fino in Toscana.

Qual è il miele più ricercato?

Il miele di acacia. Pensate, per esempio, che ci sono governi stranieri che hanno proprio investito per supportare gli apicoltori e per mettere a dimora tantissime piante di robinia, la cosiddetta acacia, puntando sulle varietà più nettarifere e pregiate per avere delle produzioni importanti. È però anche il miele più contraffatto perché in laboratorio si possono riprodurre le caratteristiche dell’acacia, come lo spettro di colore e gli aromi. Diverso, per esempio, è il caso del millefiori che deve cristallizzare in un modo particolare.

Miele di acacia

C’è poi da dire che sta crescendo la domanda dei mieli monoflora, i più difficili da produrre perché hai quei 15-20 giorni di fioritura e sai che devi portare le api all’inizio della fioritura e portarle via prima che finisca perché altrimenti c’è il rischio che vadano a raccogliere nettare diverso.

Come si fa a capire quale tipo di miele hanno prodotto le api?

Per prima cosa lo si capisce dalle fioriture nella zona specifica dove si trovano gli apiari. Noi per esempio partiamo con l’acacia tra aprile e maggio, mentre nel Sud Italia il primo fiore è la zagara. Poi l’ultima verifica si ha in laboratorio. Per fare questo, ho fatto corsi di analisi sensoriale del miele, sono iscritta all’albo degli assaggiatori ma se ho dei dubbi faccio fare delle analisi specifiche perché non posso mettere una dicitura non conforme sull’etichetta.

Quindi il vostro legame con il territorio si esprime nel seguire le stagioni e le fioriture tipiche della zona?

Sì, sicuramente. Per questo per me il miele millefiori è il più interessante perché ogni territorio ha la sua caratteristica. È un prodotto che cambia a seconda delle provenienze e che non trovi uguale neanche da un anno dall’altro. E poi credo che il nostro legame con il territorio si esprima pure in un atteggiamento da sempre trasparente e chiaro con i nostri clienti.

Come si può gustare il miele? Quali abbinamenti ci consigli?

Ognuno ha le sue preferenze in termine di gusti, comunque il miele è perfetto in abbinamento ad altri prodotti che possono essere i formaggi, ma anche uno yogurt o il gelato. Insomma si può mangiare dalla colazione all’aperitivo. Provate, per esempio nella bella stagione a iniziare la giornata con una ricottina fresca, un giro di miele di acacia e della frutta secca.

In generale, secondo me in Italia si produce miele di altissima qualità, ma la cultura del miele non ha trovato ancora modo di esprimersi al meglio. Ci sono Paesi, come l’Est Europa o il Nord Africa, che hanno una percezione diversa di questo prodotto e lo includono come alimento. Da noi prevale l’idea del miele come di qualcosa di medicamentoso. Che è giusto perché, per esempio, tutti i mieli hanno proprietà espettoranti, non solo il miele di tiglio o di eucalipto. C’è però di più. Dobbiamo allora sradicare questa idea e considerare questo prodotto come un alleato per la nostra salute, ma pure come un valido ingrediente in cucina. Prodotto tipico di Mondaino è il formaggio di fossa che, per esempio, spesso viene accompagnato al miele di acacia, alla melata o al castagno. Consiglio quindi di iniziare a inserire il miele nell’alimentazione e nei vari contesti della giornata, così da apprezzare a 360 gradi l’affascinante lavoro delle nostre amiche api.

 

Foto: L'Oro del Daino Azienda Agricola